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L’idoneità dei fondi pensione alla raccolta delle adesioni automatiche

Sofia Mencarelli
11 settembre 2026
TEMI MEFOP
  • Previdenza complementare
DESTINATARI
  • Fondi pensione

Le modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 (L. n. 199/2025) sulla previdenza complementare stanno producendo in questo periodo i primi effetti pratici nel sistema. Una delle novità di maggiore impatto riguarda l’introduzione dell’adesione automatica verso la forma pensionistica collettiva (individuata dagli accordi o dai contratti collettivi, territoriali o aziendali), che porta all’abbandono dell’ormai superato “silenzio-assenso”

L’adesione automatica è un meccanismo che si attiva, con efficacia retroattiva alla data di assunzione, nel caso in cui il lavoratore dipendente del settore privato assunto dal 1° luglio 2026 non effettui una scelta esplicita diversa su dove destinare il proprio TFR, in applicazione dell'art. 8, commi da 7 a 7-quinquies e comma 9-bis, del decreto n. 252/2005. Dopo essere entrato in tale regime, il lavoratore può comunque rinunciare all’adesione automatica entro 60 giorni dalla data di  assunzione scegliendo di conferire il TFR altrove (in altra forma pensionistica o in azienda). Per avere maggiori informazioni sulle casistiche e sulle opzioni esercitabili dal lavoratore appena assunto si consiglia di leggere il seguente articolo (articolo del blog Mefop “Adesioni automatiche: casistiche e scelte disponibili” di Lorenzo Cicero ). In caso di adesione automatica, oltre al Tfr, viene versata al fondo collettivo di destinazione anche la contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore nella misura definita dagli accordi applicabili.

I flussi contributivi delle adesioni automatiche, diversamente da come avveniva nel regime del “silenzio-assenso”, non alimentano più i comparti garantiti ma confluiscono nei percorsi o linee di investimento di tipo life cycle. Dunque, le forme pensionistiche complementari (a adesione collettiva, in regime di contribuzione definita e aperte alla raccolta di nuove adesioni) che vogliano raccogliere le adesioni automatiche devono dotarsi, qualora non ne dispongano, di opzioni di investimento coerenti con le indicazioni impartite da Covip (Delibera del 23 giugno 2026) entro un periodo transitorio, che si concluderà il 30 giugno 2027. 

In linea generale, la struttura dell'offerta di investimento life cycle viene definita autonomamente dal fondo; le Istruzioni Covip impongono tuttavia un vincolo sulla quota azionaria nelle fasi di apertura e chiusura della strategia. Nello specifico nella fase iniziale, riservata agli aderenti più giovani, l'investimento in titoli di capitale deve essere pari o superiore al 50% della posizione accumulata, mentre in quella finale, destinata ai soggetti prossimi al pensionamento, tale quota non può superare il 20%.

Covip ha inoltre richiesto ai fondi di comunicare sul proprio sito web la loro situazione in termini di idoneità alla raccolta delle adesioni automatiche e, a seguire, di aggiornare il proprio statuto/regolamento in base alla situazione dichiarata. Sono tre le casistiche, esplicitate dalla delibera, in cui i fondi possono ritrovarsi:

  1. risultano adeguati a quanto previsto nelle Istruzioni Covip;
  2. non risultano ancora adeguati alle  Istruzioni Covip, ma dispongono di almeno due linee di investimento caratterizzate da profili di rischio-rendimento differenziati, nelle quali investire i contributi e le quote di TFR pervenuti a seguito di adesioni automatiche e si impegnano ad adeguarsi alle suddette Istruzioni entro il 30 giugno 2027;
  3. non si trovano in nessuna delle precedenti situazioni e dunque non possono raccogliere adesioni automatiche.

Mefop, per comprendere al meglio il livello di conformità del sistema alla nuova previsione normativa, ha analizzato in quale delle tre casistiche i fondi si collocano.

Indagine Mefop

L’analisi si riferisce alla totalità dei fondi pensione negoziali, 29 fondi aperti a adesione collettiva (91% in termini di patrimonio) e 18 preesistenti (77% in termini di patrimonio).

Il sistema nel complesso risulta piuttosto preparato. L'84% dei fondi si dichiara idoneo a raccogliere le adesioni automatiche già dallo scorso 1° luglio 2026, o perché pienamente adeguato alle istruzioni Covip (34%), o perché dotato di un’offerta di investimento con più profili tra loro differenziati dove far confluire i contributi non espliciti in attesa della piena conformità (50%). Il restante 16% non soddisfa al momento nessuno dei due requisiti.

Analizzando le varie categorie di fondo, quasi la totalità dei fondi chiusi risulta idonea, fa eccezione un solo fondo negoziale che, per sua natura, ha basse probabilità di ricevere adesioni da parte di lavoratori di prima o nuova assunzione. Tra i negoziali prevalgono i fondi che si avvalgono del periodo transitorio per essere pienamente conformi alla normativa (58%), mentre i preesistenti si dividono in modo equo tra chi rientra nella fattispecie “A” e chi nella fattispecie “B”. Nei fondi aperti, invece, si registra la percentuale più alta di non idonei, ossia il 40% raccoglierà adesioni collettive esclusivamente in forma esplicita, salvo diverse indicazioni specifiche da parte dei fondi stessi.

 

 

Sofia Mencarelli

In Mefop dal 2023. Laureata in Economia Aziendale. Si occupa di analisi statistica, economica e finanziaria e della manutenzione di Previ|DATA.